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Milano

Intensa, raffinata e colta

Info Rapide

Stato:
Italia
Regione:
Lombardia
Lingua parlata:
Italiano
Moneta:
Euro
Documenti:

Area Schengen: carta d’identità o passaporto

Extra U.E.:soggiorni di breve durata (3 mesi) passaporto valido per almeno tre mesi dopo la data di partenza ed eventuale visto d'ingresso

Corrente e Prese:
230 V / 50 Hz - Spina Tipo F (Schuko) e Spina Tipo L

ITINERARIO 1: PASSEGGIARE PER IL CENTRO E CONOSCERE UNO SCRIGNO DI CAPOLAVORI
Il primo luogo da visitare a Milano è proprio Piazza Duomo, centro storico e geografico della città, la piazza come la si vede oggi è il risultato di rifacimenti che si sono avuti nel corso dei secoli.

(ph. Anna Bettoli)

Tuttavia la luce è un elemento dominante della piazza a partire da quella che scende dalle voliere Liberty della Galleria Vittorio Emanuele II, ai marmi di Candoglia del Duomo che riflettono il sole di giorno e la luna di notte. Un’altra sorgente luminosa si è aggiunta, con la luce fluorescente di Lucio Fontana, progettata dall’artista nel 1951 per lo scalone del Palazzo della Triennale, formata da 130 metri di neon che si attorcigliano come un arabesco. Oggi si trova all’ultimo piano dell’Arengario, quando è sera la luce del neon attraversa le vetrate e raggiunge la piazza con una forma diversa. Al centro della Piazza spicca il monumento equestre dedicato a Vittorio Emanuele.
Sulla Piazza si affacciano il Duomo, Palazzo Reale, l’Arengario e i portici della Galleria Vittorio Emanuele II.

Il Duomo (A)
Il Duomo narra tutta la storia della città iniziando dalle sue fondamenta, alla sua Madonnina del XVIII, fino ad arrivare ad un ritratto del pugile fra le guglie di Primo Carnera. La sua costruzione comincia ai tempi di Gian Galeazzo Visconti nel 1386 e si narra che il diavolo si sia presentato in sogno al signore di Milano offrendogli salva la vita in cambio della costruzione di una chiesa che avesse tante sue immagini e in effetti sono presenti 96 doccioni satanici a conferma di questa credenza. La costruzione si protrasse fino al XIX secolo, tanto che un detto comune in città per identificare un lavoro molto lungo recita…”lungo come la Fabbrica del Duomo”… Al suo interno il Duomo, dal gusto gotico, si trova la tomba di Gian Giacomo Medici, realizzato da leone leoni, un prezioso coro in noce, il Santo Chiodo della Croce di Gesù conservato in un tabernacolo sistemato all’interno del crocefisso sopra il coro, il candelabro Trivulzio di fattura gotica, totalmente in bronzo. L’urna che conserva il corpo di San Carlo Borromeo, le fantastiche vetrate istoriate dei Secoli XV e XVI.
Ci sono due percorsi per visitarlo. Il primo comprende quello all’interno andando a scoprire la dimensione che corrisponde alla megalomania del suo primo sponsor: Gian Galeazzo Visconti che sperava di unire l’Italia sul finire del Trecento, il tour prevede anche la visita sul tetto tra le guglie, dove il barocco diventa settecentesco pur rimando sempre gotico. La parte più attraente per capire lo spirito della città è rendere una visita al museo del Duomo. L’altro percorso apparentemente identico, ma in notturna dove le statue si fanno ammirare mentre si stagliano illuminate nello sfondo scuro del cielo, perché va ricordato che il Duomo non va percepito da lontano, ma va ammirato da vicino per raggiungere la sua massima capacità espressiva, come se esistessero ancora le anguste strade di una volta.

Piazza Belgioioso (ph. Anna Bettoli)

Museo del Duomo di Milano-Palazzo Reale (B)
Piazza Duomo 12
Il percorso consente al visitatore di entrare a contatto quasi fisico con la più vasta collezione statuaria legata ad un luogo di culto.
La nota Veneranda Fabbrica del Duomo continua da secoli a mantenere in vita il monumento simbolo di Milano: Il Duomo sostituendo, restaurando le parti lapidee consumate con lo stesso tipo di marmo bianco-rosa di Candoglia, siglato fin dal Medioevo ad UFA “Ad Usum Fabricae Ambrosianae”. Da qui deriva anche il detto milanese “ ad ufa” cioè quando non si pagano le tasse!
Il Museo ora occupa il piano terra di Palazzo Reale un’area di circa 2000 mq, con un magistrale recupero di alcune pareti, dell’antico palazzo Visconteo che ne amplifica la suggestione, articolato in 26 sale, al cui interno, disposte in un percorso cronologico, si osservano in modo ravvicinato le monumentali sculture in marmo che sono le protagoniste della raccolta, i dipinti, i grandi modelli architettonici, i moltissimi bozzetti in terracotta e gesso, antelli di vetrate, arazzi, oreficerie della cattedrale. Un libro aperto da leggere che costituisce la storia profonda della città.
Il percorso è collegato da una delle sale del Museo a San Gottardo in corte, graziosa chiesa eretta intorno al 1336.
San Gottardo in Corte (C)
Via Francesco Pecorari 2
Il campanile della chiesa di San Gottardo in Corte lo conoscono tutti a Milano, all’inizio del trecento fu posto il primo grande orologio pubblico della città, oggi ne rimane il ricordo con il nome della
viuzza adiacente Vicolo delle ore. Al campanile corrisponde un’abside dello stesso periodo in quanto era la chiesa del potere ducale della città. L’abside contiene un capolavoro che sa già di rinascimento, il monumento funebre di Azzone Visconti il signore della città che volle l’edificio che fu affidato ad Antonio Pecorari ricordato dai milanesi con la titolazione dell’altra strada. La chiesa si concludeva con un ciclo di affreschi realizzato da un nucleo di artisti sicuramente sotto la direzione di Giotto. Tutto fu sovvertito dall’intervento settecentesco del Piermarini che ne ridisegnò l’impianto in chiave neoclassica, inserendo la chiesa nel complesso del Palazzo Reale che stava riordinando per conto degli Asburgo. Grazie ad un restauro della Veneranda Fabbrica del Duomo, l’edificio è fruibile a tutti.

Palazzo Reale (D)
Piazza Duomo 12
Sorto sull’ex Palazzo trecentesco, fu riedificato nelle forme attuali neoclassiche da Giuseppe Piermarini, architetto di corte dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria. Nel 1943 l’edificio fu in parte distrutto dai bombardamenti, oggi è una sede espositiva molto importante di Milano.

L’Arengario (E)
Via Guglielmo Marconi 1
I due edifici in stile razionalista del Palazzo dell’Arengario, sono stati realizzati negli anni trenta, guardano il Duomo come sentinelle con uno sguardo molto austero. Il progetto è degli architetti Portaluppi, Muzio, Magistretti, Griffini, le decorazioni sulla facciata sono di Arturo Martini. I muri esterni sono rivestiti con il pregiato marmo di Candoglia, utilizzato anche per il Duomo. L’edificio è alleggerito da una successione di vetrate disposte su due livelli che illuminano gli spazi interni oggi adibiti a museo del Novecento.

Il salotto di Milano: la Galleria Vittorio Emanuele II (F)
“Il Salotto di Milano” viene definita e considerata la Galleria Vittorio Emanuele II, (1859) opera di Giuseppe Mengoni, architetto sventurato che precipitò dal suo stesso edificio un giorno prima dell’inaugurazione. Mata Hari danzò nuda in uno dei suoi ristoranti forse per Marinetti , mentre Boccioni vi dipinse “La rissa in Galleria” (1910) che sicuramente non era la conseguenza del ballo!

Castello Filarete (ph. Anna Bettoli)

Curiosità: Il rituale porta-buono
C’è un rituale scaramantico a cui sottoporsi per chi ama Milano e ha il desiderio di tornare! Vicino all’ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II tra le arcate che uniscono il Duomo a Piazza della Scala sul pavimento c’è un mosaico dove è raffigurato un toro i cui testicoli vanno schiacciati con una serie di rotazioni del tallone. Il rituale viene svolto da sempre 365 giorni all’anno indistintamente da uomini, donne e bambini.
Il percorso prosegue attraversando la Galleria elegante collegamento tra Piazza Duomo con Piazza della Scala, dove si fronteggiano due importanti palazzi milanesi: Palazzo Marino ed il neoclassico Teatro alla Scala che circondano la statua centrale di Leonardo da Vinci, attorniato dai suoi principali discepoli.

Palazzo Marino (G)
Piazza della Scala 2
Sede del Comune dal 1860, il palazzo eretto nel 1558 grazie all’esattore Tomaso Marino, qui nacque la Monaca di Monza citata dal Manzoni nella sua opera I Promessi Sposi.

 

Teatro alla Scala (H)
Via Filodrammatici 2
Teatro della Scala, il più famoso tempio mondiale della musica lirica. Opera del Piermarini, la Stagione teatrale ha inizio il 7 dicembre, giorno di Sant’Ambrogio, patrono di Milano. Dal portico sinistro si accede al Museo Teatrale alla Scala.

La passeggiata prosegue prendendo la via che costeggia il teatro, Via Verdi e poi continuando in Via Brera (I), da “Braida” che significava “terreno incolto”. Qui con una piccola deviazione a sinistra si arriva in una piazzetta dove sorge la chiesa di Santa Maria del Carmine (J). Di origine quattrocentesca, ricostruita e restaurata più volte, dal campanile ribassato dagli spagnoli nel 1664. Proseguendo in via Brera si arriva al seicentesco Palazzo di Brera (K), sede della Pinacoteca, dell’Accademia di Belle Arti e della Biblioteca Nazionale Braidense.
Qui batte il cuore del quartiere di Brera, tra via Fiori Chiari, via Fiori Oscuri, via San Carpoforo, via Madonnina, via del Carmine, via Ciovasso e via Ciovassino , quartiere di artisti, poeti e locali molto frequentati e alla moda. Proseguendo all’incrocio tra via Fatebenefratelli e via Pontaccio si svolta a destra in via San Marco (L). Qui si trova la chiesa ed il convento dove Mozart suonò e vi soggiornò. La Piazza è famosa anche perché si apriva il “Tombon” di San Marco, un laghetto dove arrivava il Naviglio, porto di scarico e carico delle merci da cui ancora oggi ne prende il nome.

ITINERARIO 2: TRA RINASCIMENTO E LEONARDO
Era il 12 Aprile 1456 quando il duca Francesco Sforza pose la prima pietra della Cà Granda e diede l’autorizzazione all’avvio della costruzione di quello che fu per l’epoca il più moderno ospedale d’Europa.
Iniziato dal fiorentino Filarete divenne l’ospedale Maggiore di Milano fino 1939. Per la sua edificazione fu inventato il primo fund raising a destinazione laica della storia, che comunque prometteva un po’ di paradiso a chi metteva dei soldi nella giornata della festa del perdono. Oggi è sede dell’Università degli Studi, i suoi cortili sono magnifici e aperti a tutti, la Cà Granda mostra fiera la sua facciata proprio in via Festa del Perdono 7 (A). Negli stessi anni il Filarete mise mano anche ad uno dei più noti simboli della Milano Medievale e Rinascimentale il Castello Sforzesco (B) trasformandolo da fortezza a residenza signorile del duca. Il Castello offre anche la testimonianza della presenza di Leonardo da Vinci alla corte sforzesca, attraverso la Sala delle Asse, l’ambiente più illustre del Castello, collocata al piano terra della torre angolare di nord-est, detta la Falconiera. La sala deve il suo nome al rivestimento ligneo che in età sforzesca si utilizzava per rendere alcuni ambienti meno freddi e più confortevoli. Ornata di affreschi a motivi araldici per Galeazzo Maria Sforza, la sala nel 1498 ha ricevuto sotto Ludovico il Moro la celebre decorazione leonardesca.
Oggi tutta la struttura è un importante polo culturale in cui hanno sede i Musei del Castello, fino ad una sorta di piccola cappella votiva dove in silenzio mistico e con luce naturale si può ammirare la “Pietà Rondanini” di Michelangelo. Poco distante troviamo Santa Maria delle Grazie (C), nell’omonima Piazza, gioiello del Rinascimento e patrimonio dell’Unesco, in questa affascinante zona ci sono tante memorie e testimonianze di Leonardo da Vinci, non solo nell’ex convento dei Domenicani, accanto alla Chiesa, dove il genio dipinse “L’ultima Cena”nel refettorio e dove Donato Bramante costruisce la Tribuna di Santa Maria delle Grazie. Il cui intervento si pone come la conclusione della chiesa iniziata nel 1463 dal Solari. Ma anche attraversando la strada, nel giardino del palazzo di fronte a Santa Maria delle Grazie, presso Casa degli Atellani (D) in Corso Magenta 65, si trovano gli “Orti di Leonardo” dove cresceva la vigna che Ludovico il Moro, duca di Milano gli aveva donato. Proseguendo a due passi dal cenacolo , in corso Magenta 13 entrando nella chiesa dell’ex monastero di clausura di San Maurizio al Monastero Maggiore (E), si comprende perché la cappella viene definita “la cappella Sistina dei milanesi”. L’edificio è affrescato dal più bel ciclo di opere del Bernardino Luini, contemporaneo di leonardo a Milano. Questa è una tappa obbligatoria per chi si interessa di Leonardo, perché alcuni autori lombardi presenti nei cicli pittorici, provengono dalla sua scuola. La chiesa si apre ancora oggi sul coro delle monache, che conserva uno dei più bei organi cinquecenteschi dell’Italia settentrionale, quello di Antegnati, tuttora funzionante e perfettamente intonato. Tra gli sponsor del convento c’era Ippolita Sforza, nipote del Duca di Milano Ludovico il Moro che aveva destinato alla clausura quattro delle sue figlie femmine. Leonardo visse a Milano per più di 20 anni, dove dipinse le due versioni della “Vergine delle rocce” e il “Musico” visibile nella Pinacoteca Ambrosiana in Piazza Pio XI n.2, insieme ad opere d’arte dei grandi maestri italiani del tempo, come Botticelli, Raffaello, Tiziano e Caravaggio, ma per comprendere al meglio il Genio e la sua epoca è visibile sempre all’interno, ma nell’area della biblioteca Ambrosiana, fortemente voluta dal progressista Cardinale Borromeo, anche il Codice Atlantico, che include la più vasta collezione di disegni originali di Leonardo da Vinci, oggi di facile consultazione grazie ad un touch screen. Tutte le invenzioni come ad esempio le macchine sia idrauliche che belliche sono visibili presso il Museo della scienza e della Tecnologia (F) in via San Vittore 21, accanto e arretrata la chiesa di San Vittore al Corpo rifatta tra il 1560 e il 1602 dagli Olivetani che abitavano il convento che ora è diventato la sede del Museo.
Curiosità
Nel lungo periodo “da milanese”, Leonardo lavorò e studiò non solo a Milano, ma a Vigevano e Pavia, lungo il corso dell’Adda e della Martesana, sul Naviglio Grande e nelle valli lombarde. Il suo interesse per i Navigli, che utilizzava spesso per i propri spostamenti è testimoniato da molti studi e disegni, presenti in gran parte nel Codice Atlantico, il più corposo dei codici leonardeschi. Al genio si devono le Porte Vinciane, che disegnò per la Martesana, per realizzare il volere degli Sforza, quello di unire le acque dell’Adda a quelle del Ticino. Ancora oggi, su tutti i canali del mondo, sono in uso le Porte Vinciane, a Milano sono visibili le grandi porte in legno che bloccavano il passaggio dell’acqua in via San Marco, all’altezza del numero civico 45 in zona Brera. Queste sono proprio quelle progettate da Leonardo da Vinci e disegnate sul Codice Atlantico, mentre lungo il Naviglio Grande è ancora possibile ammirare l’innovativo sistema di dighe ideato da Leonardo da Vinci alla fine del quindicesimo secolo.

 

ITINERARIO 3: IL RICHIAMO ESTETICO DEL NEOCLASSICISMO
Il settecento fu per Milano un periodo di grande rinnovamento edilizio e l’aspetto della città cambiò grazie a Giuseppe Piermarini, architetto di corte di Maria Teresa D’Austria che progettò il Teatro alla Scala e si occupò della ristrutturazione di Palazzo Reale e del vicino Palazzo Arcivescovile.
Anche la zona di Porta Venezia fu oggetto dell’attenzione dell’architetto di corte, in quanto era considerato l’ingresso in città da chi arrivava dall’Austria e per questo la zona si arricchì di numerosi palazzi nobiliari.
Un esempio è Palazzo Serbelloni (A) del 1793 all’altezza di via San Damiano residenza di Napoleone, Metternich, Vittorio Emanuele II, Napoleone III, oggi è sede del circolo della Stampa che organizza convegni e manifestazioni proprio nel grande salone napoleonico.
Poco oltre Palazzo Castiglioni (B) e Palazzo Bovara (C) neoclassico e famoso per aver ospitato Stendhal nel 1800.
Sul lato opposto di Corso Venezia, troviamo Palazzo Saporiti (D) datato 1812. Nelle vicinanze in Via Palestro 14, il meraviglioso Palazzo Belgioioso Bonaparte noto come Villa Reale (E) dal bellissimo giardino. Ludovico Barbiano di Belgioioso, fu il primo aristocratico milanese che venne a risiedere nella nuova zona dei “Boschetti” così chiamata perché non costruita, dando avvio alla rivalutazione del quartiere, il giardino della villa è un parco pubblico dedicato ai bambini. La villa oggi ospita una quadreria ottocentesca e le stalle ospitano il Padiglione di Arte Contemporanea. Nell’area di fronte troviamo i Giardini Pubblici Indro Montanelli (F), per i milanesi “i giardini di Porta Venezia”, configurati dal Piermarini come giardini all’italiana. Ai margini del verde il settecentesco Palazzo Dugnani (G) con gli affreschi del Tiepolo.
Piazza San Babila (H) che trae il suo nome da una chiesina sopravvissuta al suo bordo e che ha origine nel profondo IV secolo, restaurata e rimaneggiata in varie epoche e in più stili, oggi si ritrova tutta la borghesia milanese che negli ultimi cent’anni ha realizzato la città attuale. San Carlo al Corso (I) in Corso Giacomo Matteotti,14 è uno splendido complesso preceduto da un portico corinzio e una grande cupola considerata una variante al Pantheon, non lontano in corso Matteotti, poco distante si prende via degli Omenoni 3 (J), dove appaiono maestose le statue maschili sulla facciata del palazzo progettato da Leone Leoni. La gente passando li chiamava “gli omenoni” e col tempo sia il palazzo che la via ne presero il nome. In realtà i telamoni sono una soluzione architettonica usata come sostegno decorativo e strutturale con un forte riferimento alla Magna Grecia, questo significato però il popolo non lo percepiva, né5 poteva immaginare l’allusione al mito di Atlante che sostiene il mondo. La sua originalità ancora oggi stupisce, al vecchio numero civico 1722 che compare sopra al portone. Saltando dal prebarocco al neoclassicismo a due passi ci si trova in Piazza Belgioioso (K). Bellissimo l’edificio omonimo del Piermarini dove probabilmente risiedeva il “Giovin Signore” del Parini. A soli 20 metri si passa da Parini al Manzoni. Quella era la rossa casa milanese di “don Lisander” termine affettuoso lombardo dato ad Alessandro Manzoni.

Curiosità
All’inizio dell’800 Milano aggiunse due nuove costruzioni, l’Arco della Pace in Piazza Sempione e l’arena civica in Viale Giorgio Byron, 2 che ha ospitato battaglie navali e spettacoli circensi, qui nel 1906 si esibì Bufalo Bill con il suo circo fatto di carovane e di veri indiani con lo spettacolo intitolato “Wild West Show”.

Social eating - Food
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